I sigarai cubani

All’incirca a metà dell’800, a Cuba, contemporaneamente alla nascita dei primi sindacati, gli operai della manifattura di sigari “El Figarò”, la cui stragrande maggioranza era analfabeta, decisero di ingaggiare, a proprie spese, dei “lettori” che declamassero loro, durante il lungo (12 ore ininterrotte), gravoso e monotono lavoro, giornali, riviste, libri di narrativa, poesie. I lettori venivano scelti tra coloro che avevano una buona pronuncia e timbro di voce ed erano in grado di recitare più parti. La lettura pubblica venne introdotta quindi come mezzo per diffondere la cultura all’interno di quella classe sociale così abbrutita dalla fatica della fabbrica e dall’ignoranza.
Ciò non rese l’ambiente di lavoro meno duro, ma fu talmente efficace e fecondo per la crescita culturale degli operai, che anche altre realtà produttive cubane adottarono lo stesso sistema e la pratica del lettore nelle fabbriche di sigari venne in seguito esportata allorquando quei lavoratori migravano presso le fabbriche della Florida, della Spagna e del Messico. Una prova tangibile di quanto importante ed incisiva sia stata questa esperienza per quei lavoratori è che alcuni (ancora oggi) famosi marchi di sigari cubani, come i “Montecristo” e i “Romeo y Julieta”, devono la loro denominazione alle opere che i sigarai avevano più amato.
Naturalmente questa pratica di comunicazione letteraria, quando i temi politici iniziarono ad emergere tra la classe operaia, venne considerata sovversiva dalle Autorità cubane. E Il 14 maggio del 1866 il governatore di Cuba proibì le letture in fabbrica per decreto. Con questa disposizione: “è proibito distrarre i lavoratori del tabacco e di ogni altro genere di industria con la lettura di libri e giornali, o con dibattiti estranei al lavoro in cui sono impegnati. La polizia eserciterà la sua costante vigilanza per imporre l’esecuzione di codesto decreto, e metterà a disposizione della mia autorità i proprietari di fabbriche, i dirigenti e i sorveglianti che violeranno questa disposizione, affinché vengano puniti secondo la legge in base alla gravità del caso”.
La ragione di fondo di questa rabbiosa reazione delle Autorità, la illustra meravigliosamente lo scrittore peruviano Vargas Llosa, a cui, nel 2010, venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Nel corso della cerimonia di premiazione disse: “Lo desiderino o meno, lo sappiano o no, coloro i quali raccontano, inventando storie, diffondono insoddisfazione, mostrando che il mondo è mal fatto, che la vita della fantasia è più ricca della routine quotidiana. Questa verifica, se crea radici nella sensibilità e nella coscienza, rende i cittadini meno facili da manovrare, non fa accettare loro le menzogne di chi vorrebbe far credere che dietro le sbarre, tra inquisitori e carcerieri, si viva meglio e più sicuramente.”

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